Nucleare di nuova generazione: cresce il consenso tra gli italiani

Secondo un nuovo sondaggio SWG, il 42% degli italiani concorda con le recenti aperture del Ministro Cingolani. Il dato sfiora il 50% tra i cittadini più istruiti, quelli più giovani e nella popolazione maschile.

Il dibattito sul ruolo dell’energia nucleare per la transizione ecologica si è sorprendentemente ravvivato nelle ultime settimane. 

L’ultima rilevazione condotta da SWG evidenzia un dato interessante, soprattutto se paragonato ai risultati del precedente sondaggio da noi commissionato e condotto meno di tre mesi fa.
L’apertura del Ministro Cingolani nei confronti delle nuove tecnologie nucleari trova il favore del 42% degli intervistati, con percentuali che sfiorano il 50% tra i cittadini più istruiti, quelli più giovani (la generazione Z, ovvero i nati tra il 1995 e il 2010) e nella popolazione maschile. 

Confrontando questi risultati con un quesito analogo formulato a giugno, in cui si chiedeva un’opinione sulla possibilità che il nucleare venisse incluso a livello europeo tra le tecnologie utili alla transizione ecologica, si evidenzia una certa fluidità dell’opinione pubblica sul tema. In quel frangente, ad essere d’accordo era stato infatti il 30% degli intervistati. Benché i due quesiti non siano perfettamente sovrapponibili, emerge innegabilmente uno spostamento delle posizioni e una maggiore consapevolezza degli italiani nei confronti del ruolo che le nuove tecnologie nucleari potrebbero avere nel prossimo futuro.

Sicuramente il dato risente della polarizzazione del dibattito scaturita a seguito delle dichiarazioni di molti esponenti politici, come appare evidente dalla netta prevalenza di favorevoli tra gli elettori della Lega, ben superiore rispetto al dato rivelato a giugno, quando il tema era ancora poco presente sui media e del tutto fuori dall’agenda politica.

E’ probabile che le affermazioni più recenti, come quella di netta apertura da parte del leader della Lega Salvini, e di rifiuto da parte del presidente del M5S Conte, oltre che una maggiore informazione dei cittadini (ricordiamo che a giugno si era dichiarato poco informato sul tema ben il 59% degli intervistati) potranno ulteriormente modificare lo scenario e gli orientamenti dell’elettorato.

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