IL “NON-PROBLEMA” DELLE SCORIE RADIOATTIVE.

di Pierfrancesco Ticali

“Il nucleare è sicuramente un’alternativa alla crisi climatica, peccato per le scorie”.
“Il nucleare in Italia? Siete pazzi? E dove le mettiamo le scorie?”
“Il nucleare non ha futuro. Meglio le rinnovabili che non producono scorie!”

Quante volte avete letto commenti del genere? Con le ultime dichiarazioni provenienti da diversi esponenti politici, tra cui il ministro Cingolani, si è tornati a parlare di nucleare. Finalmente, si è ricominciato a parlare di una tecnologia tabù che fino a qualche mese fa non poteva essere nemmeno nominata. Sia la divulgazione sia la politica (principalmente estera) hanno riportato in discussione il nucleare. In Europa, il nucleare è tutt’altro che morto: dall’Estonia alla Polonia, fino al potenziamento della flotta di reattori in Romania, Ungheria, Ucraina e alle dichiarazioni di Macron riguardanti la costruzione di nuovi reattori nucleari in Francia. Ad oggi, in tutta Europa sono 16 i reattori proposti, 7 quelli pianificati e 4 quelli in costruzione che vedranno la luce tra qualche anno.
In totale nel mondo si parla di 325 reattori proposti, 97 i pianificati e 57 quelli in fase di costruzione.

In giro per il web si trovano diversi articoli sia a favore che contro al nucleare, ma tra questi ultimi viene sempre sottolineato come “problema principale” la produzione di scorie radioattive. Ma è davvero un problema? Siamo sicuri che sia l’unica questione a dover ostacolare una tecnologia che diversi enti internazionali (come il Joint Research Center – JRC [1]) hanno dichiarato rispettare il principio “do not significant harm”? Per non parlare della necessità di installare nuovi reattori nucleari (e quindi, anche centrali) per raggiungere l’obiettivo delle Emissioni Nette Zero (Net Zero Emissions)[2]. L’Unione Europea, infatti, dovrebbe ufficializzare l’inclusione del nucleare nella Tassonomia della Finanza Sostenibile a giorni.  Convenite, quindi, che non sarebbe corretto polarizzare la discussione senza doverosi confronti, fonti e dati scientifici. Ma andiamo per gradi.

DI QUANTO PARLIAMO?

Quante scorie nucleari vengono prodotte ogni anno e quante ne sono state prodotte? Prima di parlare di quante scorie vengono prodotte, dovremmo definire le categorie di rifiuti nucleari. I rifiuti nucleari, infatti, vengono suddivisi in base alla loro radioattività, ovvero:

  • Rifiuti a bassissima attività (VLLW) – rifiuti con livello di radioattività non considerato pericoloso per la salute umana (es. rifiuti provenienti dal settore edilizio in cui si usano materiali naturalmente radioattivi);
  • Rifiuti a bassa attività (LLW) – rifiuti con livello di radioattività tale da non richiedere l’uso di particolari sistemi di schermatura. Rappresentano il 90% del volume dei rifiuti radioattivi, ma contribuiscono alla radioattività per solo l’1% (es. rifiuti ospedalieri);
  • Rifiuti ad attività intermedia (ILW) – rifiuti più radioattivi degli LLW e richiedono schermatura. Rappresentano il 7% del volume totale delle scorie e il 4% della radioattività (es. fanghi, resine e materiali provenienti dal decomissioning);
  • Rifiuti ad alta attività (HLW) – rifiuti a radioattività talmente alta da generare calore (a causa del decadimento). Richiedono raffreddamento e schermatura. Rappresentano solo il 3% del volume, ma contribuiscono per il 95% alla radioattività (es. combustibile esausto).

Buona parte dei rifiuti ad alta attività, può essere riutilizzato. In questo caso si parla di riprocessamento e in Francia, dove si riprocessano moltissime scorie, la frazione in volume dei HLW è solo lo 0.2% [3].

La quantità, in genere, è talmente bassa che si producono ca. 30 tonnellate di rifiuti ad alta attività per GW ogni anno. In totale, abbiamo a che fare con ca. 400.000 tonnellate [3] di combustibile esausto prodotto a livello globale sin dalla costruzione del primo reattore. Tuttavia, solo 1/3 di questa quantità è stato riprocessato e si auspica che in futuro questa frazione aumenti.

Se facessimo un conto molto rapido, considerando la quantità citata e considerando che le scorie siano costituite dal solo uranio impoverito con densità pari a 18.7 g/cm3, allora si coprirebbe un volume con una superficie di un campo da calcio grande quanto San Siro o l’Allianz Stadium con altezza pari a 3 metri (per evitare fraintendimenti, ci tengo a precisare che questo volume approssimativo vuole dare un’idea dello spazio che occuperebbero le scorie se fossero innocue e non richiedessero eventuali “sarcofagi di contenimento”).

Avete presente la protesta di Greenpeace tenutasi ad Ottobre 2021? I militanti di Greenpeace hanno protestato fuori dalla sede centrale di una delle compagnie nucleari dello Stato francese esortando il Paese a fermare le esportazioni di uranio riprocessato in Russia, accusando la Francia di trattare la Russia come un bidone dell’immondizia (“Russia is not a bin”) [4]. Il riprocessamento, però, non è solo un modo per recuperare il combustibile nucleare, ma anche per ridurre il volume di scorie ad alta radioattività e, quindi, la loro pericolosità).

Tuttavia, questi rifiuti riducono comunque la loro pericolosità nel tempo. Infatti, se prendessimo un combustibile esausto prodotto a Chernobyl negli anni ‘80, per esempio, ad oggi avrebbe quasi 1/1000 del livello di attività che aveva quando è stato rimosso dal reattore [3].

DOVE VENGONO DEPOSITATI?

Per i rifiuti ad alta radioattività, il deposito geologico è la migliore soluzione. Attualmente, i rifiuti ad alta attività sono generalmente custoditi nei luoghi in cui sono stati prodotti, ma Finlandia, Svezia e USA, in primis, sono già ad un buon punto nella costruzione di siti geologici di stoccaggio permanenti. Il sito Onkalo, nei pressi della centrale di Olkiluoto (Finlandia) sarà operativo a partire dal 2023 [5].

I rifiuti a media e bassa attività possono essere stoccati in siti geologici oppure in superficie. Dal 2011, l’UE ha imposto a tutti gli Stati membri di adottare delle contromisure per gestire i rifiuti nucleari [6] che, ricordiamo, non sono solo prodotti dalle centrali nucleari ma, come già citato, sono prodotti anche da altri settori industriali e dagli ospedali.
Per questo motivo, per non incorrere in sanzioni da parte dell’UE, l’Italia (così come Austria e Croazia) deve necessariamente costruire dei depositi per stoccare tali rifiuti. Se si pensa che la gestione sia il problema principale, in realtà la sfida maggiore è il trovare dei siti idonei. In particolare, è difficile trovare dei comuni i cui cittadini siano favorevoli al deposito.

“E le scorie dove dovremmo metterle? Le portiamo tutte sotto casa tua, così vediamo!”.
Questo genere di commenti, ahinoi, non valgono per tutti. Si ricordi che in Francia, nel dipartimento de l’Aube, sono presenti ben due depositi di scorie nucleari. Parliamo della regione in cui viene prodotto lo Champagne!!

Un deposito di scorie nucleari a media e bassa attività, come quello progettato da SOGIN, non sarebbe solo una “discarica”, ma diventerebbe un centro di ricerca in grado di creare centinaia (se non migliaia) di posti di lavoro. Oppure, come lo definisce SOGIN, “un parco tecnologico”.

Questo è ciò che spinge molti comuni ad essere favorevoli al deposito di scorie nucleari…peccato che parliamo di comuni non italiani. In Finlandia, che ricordiamo essere uno dei Paesi con il tasso di analfabetismo funzionale più basso al mondo (ca. l’11% contro il quasi 30% italiano), è stata promossa una campagna di informazione in merito alla costruzione del deposito di Onkalo [7].

Nel frattempo, in Giappone, dopo tutta la questione legata all’incidente della centrale di Fukushima, il nuovo primo ministro, Fumio Kishida, fervido pro-nuclearista, ha deciso che riattiveranno tutte le centrali spente dopo il tragico evento del 2011 e ancora non riavviate (attualmente sono operativi 9 reattori su 54), portando il Giappone a bruciare fossili e ad importare gas. In tutto questo trambusto, a Febbraio del 2021, Bloomberg ha pubblicato un articolo dal titolo “I villaggi in Giappone competono per diventare siti di scorie nucleari” [8].

Perché, vi chiedete? In parte, avete già delle risposte. Innanzitutto, il Giappone deve smaltire delle scorie nucleari prodotte negli ultimi anni (si stimano circa 40.000 blocchi di scorie vetrificate), ma un deposito di scorie è, come già detto, un centro tecnologico all’avanguardia. Ma c’è dell’altro.

Le località di cui parla l’articolo sono Suttsu e Kamoenai. In particolare, a Suttsu si è iniziato solo recentemente a sfruttare l’energia di un impianto eolico off-shore. Molti cittadini si sono schierati dalla parte del deposito di scorie e alcuni dei promotori sono stati minacciati in quanto, a detta dei minacciatori, un deposito di scorie contaminerebbe gli oceani e influenzerebbe il mercato del pesce. La risposta dei promotori è stata chiara (semplificando): “anche l’eolico off-shore!”. Infatti, il mercato ittico di Suttsu è già severamente minacciato.
Anche, i giapponesi, quindi, hanno incominciato a seguire le orme dei finlandesi e degli svedesi.  

In parole povere, al 2022, sappiamo gestire benissimo le scorie prodotte dalle centrali nucleari.
Ahimè, non possiamo dire lo stesso per i rifiuti prodotti da altre fonti energetiche.

Tralasciando le fonti fossili, per cui dovremmo avere già chiaro quanto siano inquinanti (ricordo che l’intera attività umana produce annualmente ca. 30 miliardi di tonnellate di CO2), vorrei spostare l’attenzione sulle rinnovabili.

Innanzitutto, anche le rinnovabili producono rifiuti! Conosciamo diversi metodi per riciclare i pannelli fotovoltaici e le pale eoliche, ma paradossalmente non contiamo solo qualche tonnellata di rifiuti “da rinnovabili” in discarica.

Secondo la IRENA (International Renewable Energy Agency) [9], al 2016 sono stati prodotti cumulativamente da 43.500 ai 250.000 tonnellate di rifiuti “fotovoltaici”, che rappresentano lo 0.1%-0.6% di tutti i pannelli installati (ca. 4 milioni di tonnellate). La cosa sorprendente è che questo valore crescerà nei prossimi anni. Sempre secondo la IRENA, questo numero crescerà fino a 60-78 milioni di tonnellate entro il 2050.

A peggiorare il tutto è la gestione di tali rifiuti, il cui destino è lo smaltimento in discarica.

Per l’eolico, la situazione non è migliore. Secondo Reuters [10] e in base ad uno studio dell’Università di Cambridge del 2017, al 2050 si conteranno 43 milioni di tonnellate di pale eoliche le quali, ad oggi, non hanno ancora un sistema efficace in grado di riciclarle al 100%.

Per semplice moltiplicazione: se potessimo installare già da domani altre centinaia di reattori nucleari in tutto il mondo, fino a raggiungere una capacità di 1000 GW e considerando di produrre circa 30 tonnellate di scorie ogni anno, fino al 2050 si produrrebbero circa 900.000 tonnellate di scorie nucleari senza considerare un potenziamento nel riprocessamento o la costruzione di impianti di riutilizzo delle scorie (per chi ancora non lo sapesse, le scorie nucleari possono essere riutilizzate!!!). In totale, sommando questa quantità alla quantità di scorie già in nostro possesso, avremmo meno di 1.5 milioni di tonnellate di scorie, meno di 1/4 dei rifiuti “fotovoltaici”odierni.

Questo articolo/post non vuole sottovalutare le rinnovabili per tentare dimostrare che il nucleare sia l’unico candidato per la transizione ecologica. Seguendo quanto dichiarato già da diverse agenzie e organi internazionali, dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) al Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), alla Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) e al Centro Comune per la Ricerca (JRC), per risolvere la crisi climatica è necessaria la combinazione nucleare-rinnovabili.

Vorrei concludere sottolineando che la maggior parte di questi articoli tra i riferimenti non citano affatto un mondo full-renewables. Se dovessimo basarci su quanto dichiarato da alcuni movimenti e partiti politici che puntano ad un’utopica soluzione italiana (o europea o, addirittura, mondiale) 100%-rinnovabile entro il 2050, oltre ad essere energeticamente ed economicamente inappropriato, sarebbe anche ecologicamente disastrosa, poiché non siamo ancora in grado di gestire la quantità di rifiuti prodotti dalle stesse fonti energetiche su cui si vuole puntare. Parlare di scorie nucleari senza citare le “scorie rinnovabili” e confrontando le quantità, è il modo meno scientifico di affrontare una discussione riguardante un determinato programma energetico.

FONTI:

  1. JRC, Science For Policy Report, Technical assessment of nuclear energy with respect to the ‘do no significant harm’ criteria of Regulation (EU) 2020/852 (‘Taxonomy Regulation’) (https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/business_economy_euro/banking_and_finance/documents/210329-jrc-report-nuclear-energy-assessment_en.pdf)
  2. UNECE, International climate objectives will not be met if nuclear power is excluded, according to UNECE report, 11 Agosto 2021 (https://unece.org/climate-change/press/international-climate-objectives-will-not-be-met-if-nuclear-power-excluded)
  3. World Nuclear Association, Radioactive Waste – Myths and Realities, agg. Febbraio 2021 (https://world-nuclear.org/information-library/nuclear-fuel-cycle/nuclear-wastes/radioactive-wastes-myths-and-realities.aspx).
  4. Reuters, Greenpeace protests against France’s uranium exports to Russia, 12 Ottobre 2021 (https://www.reuters.com/business/environment/greenpeace-protests-against-frances-uranium-exports-russia-2021-10-12/)
  5. World Nuclear Association, Nuclear Power in Finland, agg. Dicembre 2021 (https://www.world-nuclear.org/information-library/country-profiles/countries-a-f/finland.aspx)
  6. EUR-Lex (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A32011L0070)
  7. Stepwise Decision Making in Finland for the Disposal of Spent Nuclear Fuel, 2002 (https://www.oecd-nea.org/upload/docs/application/pdf/2020-11/3616-stepwise-decision-making.pdf)
  8. Bloomberg Green, Villages in Japan Are Competing to Become a Nuclear Waste Site, 2 Febbraio 2021 (https://www.bloomberg.com/news/features/2021-02-02/covid-hit-japanese-villages-are-competing-to-become-a-nuclear-waste-site)
  9. IRENA, End-of-life Management – Solar photovoltaic panels, 2016 (https://www.irena.org/-/media/Files/IRENA/Agency/Publication/2016/IRENA_IEAPVPS_End-of-Life_Solar_PV_Panels_2016.pdf)
  10. Reuters, End of wind power waste? Vestas unveils blade recycling technology, 17 Maggio 2021 (https://www.reuters.com/business/sustainable-business/end-wind-power-waste-vestas-unveils-blade-recycling-technology-2021-05-17/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: