Cecchini tedeschi e tutti gli altri

di Luca Romano (L’Avvocato dell’Atomo)

Nei primi anni 2000 a qualcuno in Germania viene il sospetto che le centrali nucleari possano rappresentare un rischio per la salute di chi abita in prossimità delle stesse, e pertanto decide di provare a verificare se ipotesi sia corretta.
Se già avete spottato un errore metodologico, complimenti: sapete che cos’è il metodo scientifico – solitamente si procede tentando di falsificare un’ipotesi e non di confermarla, altrimenti si cade in dei bias di conferma – ma vabbè, tralasciamo questo dettaglio.
Viene pertanto effettuato uno studio per misurare l’incidenza di tutte le possibili tipologie di tumore nella popolazione che vive in prossimità delle centrali nucleari, assumendo che la distanza sia un indicatore affidabile dell’esposizione alle radiazioni ionizzanti provenienti dalla centrale. Lo studio, chiamato Kikk, esce nel 2008 (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18082395/) e fornisce dei risultati sconcertanti: i bambini sotto i 5 anni che abitano in prossimità delle centrali nucleari presentano un’incidenza molto più alta di leucemia (!) e addirittura delle anomalie nella distribuzione dei sessi alla nascita (una percentuale leggermente superiore alla media di nati maschi).
Grande festa in casa Greenpeace, grandi polemiche dei Verdi, grandi seghe dei petrolieri, etc.

I primi ad evidenziare che c’è qualcosa che non va sono quelli dell’ente radioprotezionistico tedesco: la radioattività imputabile ad una centrale nucleare ad 1 km di distanza dalla stessa è migliaia di volte inferiore alle fluttuazioni del fondo naturale, quindi è un po’ strano pensare che possa essere la causa di un’incidenza anomala di malattie radio-indotte. Deve esserci un’altra spiegazione: https://www.ssk.de/SharedDocs/Beratungsergebnisse_PDF/2008/Kikk_Studie_e.pdf

“Vorrete mica dirmi che l’incidenza anomala di leucemia nei bambini che abitano vicino alle centrali nucleari è dovuta al caso? Non può essere, chiaramente le centrali DEVONO c’entrare qualcosa”.

E invece…
L’errore dello studio tedesco è molto probabilmente dovuto ad una fallacia statistica molto difficile da individuare, che si riassume nel fatto che un andamento perfettamente statistico in realtà è anti-statistico. Lo si può spiegare facilmente con un esempio: se lancio 6000 volte un dado a sei facce non truccato, la legge dei grandi numeri mi dice che devo aspettarmi di ottenere all’incirca mille volte ciascuno dei sei risultati possibili. Ma questo non significa che io otterrò ESATTAMENTE mille volte 1, mille volte 2, mille volte 3, mille volte 4, mille volte 5 e mille volte 6: questo invece è un risultato estremamente improbabile!
Non solo: anche se i dadi non sono truccati, lanciandone un numero sufficiente è altamente probabile ottenere configurazioni all’apparenza molto improbabili – ad esempio dieci 6 consecutivi o tre sequenze 1-2-3-4-5-6 consecutive perfettamente ordinate.
Questi “cluster” di dati, se analizzati singolarmente, possono portare a conclusioni fallaci. Ad esempio una sequenza di dieci 6 consecutivi potrebbe portarci a pensare che i dadi sono truccati, quando in realtà semplicemente ne abbiamo lanciati talmente tanti da rendere tale sequenza probabile (la sequenza in questione si manifesta in media una volta ogni 60 milioni di lanci).

Questo errore prende anche il nome di “fallacia del cecchino texano“, che deriva da una storiella secondo cui un cowboy, volendo dimostrare ai suoi amici di essere un ottimo tiratore, sparò diversi colpi contro la parete del fienile, per poi disegnare il bersaglio attorno al punto dove i proiettili avevano lasciato più fori. Il cowboy in realtà è un pessimo tiratore, ma questo non ha nessuna importanza: anche sparando a caso, è molto improbabile che i fori di proiettile si distribuiscano su tutta la parete in maniera perfettamente omogenea. Molto probabilmente ci sarà almeno un punto in cui diversi proiettili si sono piantati a poca distanza l’uno dall’altro. Disegnando il bersaglio attorno a quel punto, quindi concentrandosi solo su quell’insieme di dati, si è erroneamente portati a pensare che il cowboy sia un autentico cecchino, quando in realtà uno sguardo più ampio suggerisce che in quel punto si sia semplicemente verificato un cluster casuale.

Perché il Kikk è, con ogni probabilità, un caso emblematico di fallacia del cecchino texano? Perché in un singolo studio si è andati a cercare nello stesso campione di popolazione eventuali prevalenze di una tipologia di tumore TRA TUTTI QUELLI POSSIBILI. Dal momento che esistono centinaia, se non migliaia, di malattie oncologiche diverse, è assolutamente improbabile non trovarne nessuna con una prevalenza diversa rispetto al campione di controllo: è come sparare a caso contro la parete del fienile e aspettarsi di trovare i fori di proiettile perfettamente distribuiti su tutta la parete a distanza costante l’uno dall’altro.
La fallacia del cecchino texano è una delle principali cause di errori nell’attribuzione di causalità a fenomeni che in realtà manifestano correlazioni del tutto randomiche (vedi anche: https://en.wikipedia.org/wiki/Multiple_comparisons_problem).

“Quindi stai dicendo che il Kikk è sostanzialmente una bufala? E perché dovremmo crederti?”

Semplice: perché dopo la pubblicazione del Kikk, la tiritera “i bambini! Perché nessuno pensa ai bambini?” dei Verdi è arrivata un po’ ovunque, e pertanto i governi di diversi paesi hanno provato ad effettuare immediatamente degli studi analoghi per verificare se i risultati ottenuti dai tedeschi erano replicabili.

Indovinate un po’? Il primo studio inglese smentisce rapidamente quello tedesco: vivere vicino alle centrali nucleari NON provoca aumenti di leucemie o altri tumori. https://academic.oup.com/rpd/article-abstract/132/2/191/1608271

Poi arrivano i francesi, stesso risultato: vivere vicino alle centrali nucleari NON provoca aumenti di leucemie o altri tumori. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18714138/

Seguono gli Svizzeri: vivere vicino alle centrali nucleari NON provoca aumenti di leucemie o altri tumori. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21750009/

Pure i Finlandesi approfondiscono il tema, e scoprono che vivere vicino alle centrali nucleari NON provoca aumenti di leucemie o altri tumori: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2839478/.

Anche in Italia si indaga , sull’onda del “mio cuggino che abita vicino a Latina dice che l’ex centrale ha provocato millemila morti”, ma sembra che proprio che anche da noi vivere vicino alle centrali nucleari NON provochi aumenti di leucemie o altri tumori: https://www.iss.it/documents/20126/0/2015-Rapporto+stato+di+salute+comuni+nucleari.pdf

In Inghilterra riuniscono il Comitato Nazionale per l’Impatto Ambientale delle Radiazioni, e niente: vivere vicino alle centrali nucleari NON provoca aumenti di leucemie o altri tumori. https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/304617/COMARE14threport.pdf

Non contenti gli inglesi decidono di scomodare il ministero della salute e l’ufficio nazionale delle ricerche sul cancro, e scoprono così che vivere vicino alle centrali nucleari NON provoca aumenti di leucemie o altri tumori: https://news.cancerresearchuk.org/2013/09/13/nuclear-power-plants-do-not-raise-risk-of-leukaemia-in-children/

Siccome tutto questo ancora non basta, il problema viene studiato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che con gran sorpresa di tutti scopre che vivere vicino alle centrali nucleari NON provoca aumenti di leucemie o altri tumori: https://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0005/97016/4.1.-Incidence-of-childhood-leukaemia-EDITED_layouted.pdf

Nonostante tutto questo, da qualche giorno questa bufala ha ripreso a girare (soprattutto su Twitter) nell’ambito della campagna d’odio scatenata dai movimenti ambientalisti contro il nucleare, per cui ho dovuto perdere metà pomeriggio a scrivere questo debunking.

Se volete farvi del male, ma anche due risate, troverete ampi riferimenti alle centrali nucleari che causano il cancro nei bambini anche all’interno del libro di Massimo Scalia di Legambiente: il “padre dell’ambientalismo scientifico italiano” (secondo la sua pagina wikipedia) che scambia una correlazione per causalità come il primo antivax del baretto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: