Il giornalismo all’italiana colpisce ancora

di Luca Romano

Ieri pomeriggio la notizia della bocciatura dell’inclusione di gas e nucleare nella tassonomia europea da parte degli “scienziati della commissione” è stata rilanciata da TUTTE le maggiori testate giornalistiche italiane. Dai periodici più diffusi (Repubblica, Fatto Quotidiano, Corriere della Sera) alle agenzie di stampa (ANSA) fino ai quotidiani più di nicchia (Domani, Ticino Online, Valori.it e persino Il Primato Nazionale).

Gli italiani si sono quindi svegliati stamattina assolutamente convinti che il nucleare e il gas fossero stati esclusi dalla tassonomia europea della finanza sostenibile. Molti di loro, rasserenati dalla notizia, avranno probabilmente tirato un sospiro di sollievo e guardato fuori dalla finestra pensando che in fondo la Commissione Europea è composta da gente che odia la scienza, proprio come loro.

I giornalisti, d’altra parte, hanno tutti dato per assunto che qualcuno avesse verificato la notizia prima di loro, e pertanto hanno tutti pubblicato a scatola chiusa senza uno straccio di controllo. Dopotutto in Italia il fattore dirimente nella pubblicazione di una notizia è se porta visualizzazioni o meno, la veridicità è secondaria.
E infatti la notizia è falsa. Completamente, totalmente falsa.

Andiamo con ordine: chi sono “gli scienziati della commissione Europea”? Sono semplicemente uno dei tanti gruppi di consulenza che orbitano attorno alla Commissione Europea e che forniscono il loro parere più o meno interessato.
In particolare, il gruppo di cui parliamo in questo caso è il “EU Platform for Sustainable Finance”, composto da associazioni dei consumatori, associazioni ambientaliste e lobbisti nominati da vari gruppi industriali: c’è dentro ad esempio un delegato del WWF, uno di Agent Green, uno dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, ma c’è anche gente di Bloomberg, Allianz, Iberdrola, BNP Paribas, vari fondi di investimento, etc.
Trovate l’elenco completo a questo link: https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/business_economy_euro/banking_and_finance/documents/eu-platform-on-sustainable-finance-members_en.pdf
Come vedete, gli scienziati sono una sparuta minoranza, e quasi tutti senza competenze specifiche sul nucleare.

Il nome “EU Platform for Sustainable Finance” non deve poi trarre in inganno: non si tratta di un organismo istituzionale. È uno dei tanti comitati di consulenza a cui la Commissione chiede dei pareri non vincolanti, che vengono formulati per tutelare gli interessi delle parti rappresentate nel comitato stesso (c’è anche un comitato per l’agricoltura biologica e uno per la sicurezza dei giocattoli, trovate l’elenco qui: https://ec.europa.eu/transparency/expert-groups-register/screen/expert-groups?lang=en). In altri paesi questi gruppi si chiamano semplicemente “lobby”.

Gli “esperti della Commissione Europea” quindi non sono propriamente esperti (o meglio, sono esperti di finanza, non di sostenibilità ambientale): sono una lobby che rappresenta associazioni ambientaliste e aziende e banche con grandi quantità di capitali investiti nella finanza rinnovabile.
Ovviamente gli “scienziati della Commissione Europea” esistono sul serio, e sono quelli del Centro Comune di Ricerca (JRC): si sono espressi un anno fa sul nucleare dicendo che ha un impatto ambientale pari o inferiore a quello delle energie rinnovabili già incluse nella tassonomia (link qui: https://publications.jrc.ec.europa.eu/…/handle/JRC125953).

Ma almeno questo gruppo di consulenti si è effettivamente espresso contro l’inclusione del nucleare e del gas nella tassonomia? No, anche quello è falso.
Tutti i giornali italiani citano infatti come fonte della notizia il Financial Times, probabilmente puntando sul fatto che il paywall scoraggi i lettori dall’andare a verificare. Noi però lo abbiamo fatto e, sorpresa sorpresa, l’articolo del FT dice una cosa completamente diversa (sebbene anche loro commettano l’errore di definire “scienziati” quelli dell’EU Platform for Sustainable Finance). Innanzitutto il report in questione si concentra soprattutto sul gas, e molto poco sul nucleare; in secondo luogo, relativamente al gas, non chiede che venga escluso dalla tassonomia, bensì che vengano adottati dei criteri più stringenti sulle emissioni (limite fissato a 100 grammi di CO2 per kWh invece degli attuali 270); infine, relativamente al nucleare, i consulenti della Commissione chiedono anche qui che siano adottati criteri più stringenti che assicurino che la costruzione di nuovi impianti nucleari contribuisca ai piani di decarbonizzazione dell’Unione.

Non solo: l’articolo del FT chiude dicendo TESTUALMENTE che, “nonostante le critiche piovute da più parti, è ESTREMAMENTE PROBABILE che la bozza circolata in queste settimane venga approvata nella sua forma corrente”. Altro che bocciatura.
Per chi volesse verificare direttamente, link all’articolo: https://www.ft.com/content/928ad46d-ffd8-41b1-b327-c8eb2354b88c?fbclid=IwAR0nj-l6l73d6lYVdPwk7EK0IqY3WrCyU_BqKiUYrovXGhhEnX5fwZoHWiU.

Un’ulteriore riprova del fatto che questa è una non-notizia riguarda il fatto che l’articolo non è nemmeno presente nella home del Financial Times, e non è stato riportato da NESSUNA testata estera. Cercate pure su Google: non troverete questa notizia su nessuno dei maggiori quotidiani europei o internazionali. Zero.

L’unica cosa che ha dimostrato questa vicenda, è che il giornalismo italiano è il peggiore del continente. Anche questa, però, è una non-notizia.

Si ringrazia il nostro lettore Carlo Dario Ceccon per il contributo a questo debunking.

EDIT (26/01/2022): ci hanno fatto notare alcune imprecisioni relative al fatto che l’EU Platform for Sustainable Finance è un organo ufficiale presente sul sito della Commissione Europea e viene definito un “comitato di esperti”. Effettivamente l’affiliazione è ufficiale ed il gruppo è stato istituito sulla base di un regolamento europeo; resta però un organo di consulenza e non un organo istituzionale. Anche per quanto riguarda la definizione di “esperti”, effettivamente la dicitura è quella e nello scrivere è stata commessa una leggerezza. Va detto però che si tratta di esperti di finanza (la Tassonomia, lo ricordiamo, è una classificazione di investimenti) e pertanto che le loro valutazioni sull’impatto ambientale di certe tecnologie restano del tutto scorrelate da analisi scientifiche. L’articolo è stato modificato leggermente per maggiore chiarezza.

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